E’ morto George Michael: Elton John ricorda il suo amico con queste parole

martedì 27 dicembre 2016 by Marina

«Non riesco a trovare le parole giuste, quelle che vorrei per la morte inaspettata di George Michael: posso solo dire che provo un dolore profondo. È un fatto ingiusto. George Michael, era un mio amico da anni: abbiamo condiviso successi, momenti vitalissimi, crisi di depressione, discussioni con le case discografiche.

E sempre siamo stati vicini, oltre ogni gossip » dichiara Elton John, in viaggio da Los Angeles per i concerti che lo attendono al Caesar’s Palace di Las Vegas. «Nel mio intimo — mormora — li dedicherò a George».

«Ma siamo stati fianco a fianco anche nei litigi… In realtà era impossibile litigare con George, con la sua più autentica indipendenza. Era ricco di vita e di progetti, attraversava un lungo momento positivo ed eravamo vicini. Nelle battaglie contro l’Aids, nell’aiuto ai bambini che nulla hanno, nella curiosità per il mondo, sempre».

«Posso solo ripetermi e ripetere a tutti le parole del motivo “Don’t Let the Sun Go Down on Me”, la versione del nostro duetto per questa canzone che entrambi abbiamo sempre definito “una storia d’amore”. È del 1992».

«Il dolore mi impedisce al momento di mettere bene a fuoco la perdita di un’anima generosa, bella, appassionata, curiosa. Era certamente un uomo coraggioso che ha sempre cercato di superare anche i momenti oscuri, quelli che i gossip definivano scandalosi e che per George Michael erano ricerche di se stesso, della sua creatività.

Era incapace di fare male a qualcuno. Recentemente era molto impegnato nel campo dei video ed era preso dalla nuova versione del suo motivo “Freedom”. Stava lavorando al documentario biografico con lo stesso titolo e a nuovi video in accordo con Vogue. Gli piaceva il mondo della moda perché “amava la bellezza”, era elegante nei modi e nella forma, sempre.»
«A lui in realtà interessava prima di tutto fare la sua musica, le sue ricerche. La massima popolarità non ha intaccato né la sua creatività né il suo essere sempre pronto a nuove espressioni musicali. E non amava essere considerato un sex symbol».

«La musica era indiscutibilmente la sua identità sin da quando era ragazzino. I momenti più produttivi — penso al suo orgoglio per “I Knew You Were Waiting (For Me)”, in duetto con Aretha Franklyn — non erano da lui mai ostentati. Amava la musica soul, il rhythm and blues, le esecuzioni dal vivo».


«Michael era generoso nel profondo, aveva il culto della sua privacy e trovava serenità nell’impegno sociale, era sempre profondamente e in tutto pacifista nel senso che coltivava la ricerca del dialogo. Nei periodi di nostra lontananza (non mi piace la parola “litigio”) eravamo comunque sempre informati di cosa facevamo nei rispettivi campi e di cosa avremmo potuto fare ancora insieme, e per i diritti della comunità gay».

«Avrebbe potuto raccontare tante cose. L’ha fatto sicuramente nel documentario Freedom. E stava ultimando un nuovo album. Li aspettiamo entrambi, per rendere ancora una volta il tributo a una bella persona che ci ha dato molto con la sua sensibilità»..